Ricci/Forte: “Quando il sole della cultura è molto basso, i nani assumono l’aspetto dei giganti”

Il 19 e 20 febbraio la compagnia di teatro Ricci/Forte presenta Macadamia Nut Brittle a La Casa Encendida (Ronda de Valencia, 2), all’interno del festival di teatro contemporaneo Escena Contemporánea 2013.  Abbiamo approfittato di quest’appuntamento per fare due chiacchere con Stefano e Gianni, i creatori di questo progetto che ha messo d’accordo critica e pubblico.

El pase de diapositivas requiere JavaScript.

Ciao Stefano/Gianni, parlateci di Macadamia Nut Brittle. Come nasce l’idea, che cosa racconta… Come mai questa strana unione tra cartoons e ‘crudeltà’?

Il lavoro nasce da un periodo di grande riflessione sulla perdita: cosa resta della persona amata quando questa scompare dalla tua vita. Tre anni fa io e Gianni, per uno strano scherzo del destino, ci siamo trovati a condividere un dolore identico nello stesso momento: le nostre madri, colpite da un male inesorabile, si spegnevano in ospedale. Da quella catastrofe emotiva ci siamo chiesti come sopravvivere e cosa rimane in noi degli altri quando non ci sono più. Macadamia Nut Brittle, marca di un famoso gelato, è diventata la metafora di questo viaggio che è la Vita, in cui – esattamente come i gelati – noi ci sciogliamo e ci solidifichiamo in forme ogni volta differenti per piacere agli altri: ad ogni abbandono ci ricompattiamo e ritroviamo un nuovo sorriso per resistere. Non c’è crudeltà o perlomeno se è presente esiste in quanto è feroce quello che ci circonda: la difficoltà di comunicazione, i sogni infranti, l’amore.
Le serie tv, i cartoons diventano così i nostri amici più fidati, quelli che ti sono accanto quando tutto il mondo si allontana da te. I personaggi della fiction televisiva si trasformano nella nostra zattera di salvataggio che, insieme ad una smodata collezione di rapporti sessuali usa e getta, provano a colmare quella voragine sotto lo sterno in cui ci siamo trasformati. Perdipiù intrecciamo questa indagine sovrapponendoci al mondo letterario di Dennis Cooper, che nel suo lavoro affronta l’universo gay giovanile fatto di eccessi fino all’autodistruzione pur di trovare un senso di esistere. Macadamia Nut Brittle diventa così un’orgia visionaria in cui il sesso gay si intreccia con quello etero, i cuori vengono trafitti emotivamente, i corpi vengono brutalmente seviziati, scuoiati: tutto nella ricerca di un dolore físico che renda sordo quello più prepotente e intimo dettato dall’abbandono.

Come ci si sente a essere apprezzati da critica e pubblico? È quasi un connubio impossibile…

E’ vero, una contraddizione vivente. Anche in Italia l’apprezzamento della critica non si sposa mai con il gusto del pubblico. Anzi, si formano schieramenti opposti: quello che la stampa definisce ottimo viene disertato dalla gente lasciando i teatri vuoti. La glaciazione nei nostri confronti è durata fino al 2006 quando debutta Troia’s Discount, nostro primo lavoro come Ricci/Forte. Immediatamente abbiamo avuto un affetto straordinario dalla Critica e una strana curiosità da parte delle persone che hanno riempito le platee pur non conoscendoci. Probabilmente le modalità utilizzate dal nostro ensemble in questa incessante indagine sul corpo emotivo immerso nel contemporáneo, sono trasversali e riescono a far sussultare sia chi guarda cercando traiettorie concettuali ed estetiche, sia chi vuole lasciarsi trascinare in un gorgo visionario dal quale ne uscirà cambiato.

Siete soliti partecipare a eventi di questo tipo in Spagna?

Appena tornati dal Centro Parraga di Murcia, dove il mese scorso abbiamo portato il nostro spettacolo sulle fiabe amare, Grimmless. Siamo molto fieri che Salva Bolta, direttore del Festival Escena Contemporanea di Madrid, ci abbia invitato in questa edizione così prestigiosa con uno dei nostri spettacoli più dirompenti, Macadamia Nut Brittle. Ci intriga molto, al di là delle barriere linguistiche, la reazione di un pubblico estero. Ci racconta meglio di qualunque viaggio la realtà culturale di quel posto.

Perchè il teatro d’avanguardia?

Non crediamo che faccia bene all’Arte inquadrarla in un settore preciso. Non esiste l’avanguardia, il classico o la sperimentazione: c’è il buon teatro e quello scadente. Esiste una volontà di entrare in contatto con l’altro. Da parte nostra, annoiati dal teatro di intrattenimento, postprandiale, fatto di storie e personaggi, molto simili come fruizione ad altri media, abbiamo sempre cercato di produrre un teatro mesmerico, una forza magnetica che attraversando visioni apparentemente frammentarie, si interrogasse sul tempo presente. Non esistono personaggi nel teatro di Ricci/Forte ma soltanto performer che guidano un’esperienza emotiva in cui palcoscenico e platea si confondono insieme perchè gli interrogativi lanciati nello spettacolo sono gli stessi che dilaniano il pubblico.

Quali altri progetti state presentando? In quali città?

Siamo un ensemble che mantiene un nucleo storico di performer ben preciso, che va ad innestarsi di nuovi elementi in base ai progetti da realizzare. Quindi, come le compagnie del secolo scorso che avevano un repertorio, portiamo in tour tutti i nostri lavori e può capitare che in un mese, come questo di febbraio, si presentino 3 lavori differenti in diverse città italiane ed europee. Dopo Madrid con Macadamia Nut Brittle, saremo a Montepulciano (Toscana) con IMITATIONOFDEATH, l’ultima nostra creazione, a Bari (Puglia) con Grimmless e al MC 93 di Bobigny (Parigi) per un Atelier/Master Class con performer francesi.

Cosa pensate dei tagli alla Cultura? In che modo incidono sul vostro lavoro? 

Questa ultima stagione è stata devastante per tutti quelli che ostinatamente provano a tracciare una rotta culturale. Detetiamo l’ipocrisia e siamo disgustati dal circo Barnum della politica. E’ avvilente non riconoscersi in uno Stato che disperde fondi e la cui falce si accanisce contro l’Arte, considerandola un fatale spreco di deraro e tempo. Questo ultimo anno ha visto la chiusura di diversi festival e decimato la programmazione di un’infinità di teatri. Crediamo ci sia dietro una precisa dittatura, che tende a massificare verso il basso il pensiero comune sofocando ogni stimolo. La volontà del gregge ha permesso che il nostro Paese vivesse negli ultimi venti anni governato dall’apparecchio televisivo prima, e dal suo inventore raccontastorie dopo. Quando il sole della Cultura è molto basso, i nani assumono l’aspetto di giganti. L’Italia è un paese alla deriva che riconosce solo i passi eseguiti milioni di volte e rifiuta lo sviluppo del pensiero. La Fantasia è permessa esclusivamente nell’età infantile, poi vigorosamente tranciata via.

Vi piacerebbe raccontarci qualche anneddoto divertente che vi è capitato in questi anni?

Episodi che ci confortano e che ci spingono a proseguire, nonostante le difficoltà, sono sempre legati alle reazioni partecipi del pubblico. Persone che tornano a vedere gli spettacoli cinque, sei volte consumando centinaia di chilometri per respirare e sentire insieme a nostri performer il ticchettio imprevedibile delle emozioni; persone adulte che fanno la ola e si scoprono a piangere tutte le loro lacrime inaspettatamente a teatro, volendo condividere questa reazione con te; gente che perde i sensi per la troppa intensità della performance e quando ritorna in sè vuole rientrare perchè ha bisogno di proseguire il viaggio. Ci sono centinaia di questi eventi che dimostrano una vitalità che appartiene al Teatro quando assolve al suo significato sociale.

Venite/vieni spesso in Spagna o a Madrid?

Siamo già innamorati di Madrid come città ma è la prima volta che, come ensemble, presentiamo un nostro lavoro.

Quale compagnia apprezzate? Con chi vi piacerebbe lavorare, se non l’avete già fatto?

Per quanto riguarda gli artisti spagnoli apprezziamo il lavoro di Álex Rigola, Rodrigo Garcia, Calixto Bieito e Angélica Liddel, Lluís Pasqual i cui lavori abbiamo avuto modo di vedere nei festival internazionali. Purtroppo non conosciamo la produzione dei giovani gruppi che operano nel tessuto madrileño e ci piacerebbe approfondire magari approfittando della nostra permanenza ad Escena Contemporanea. In Italia ci sono alcuni artisti che apprezziamo molto ma lo stato rovinoso etico in cui operiamo ha creato purtroppo un universo di monadi solitarie che viaggiano coi paraocchi per non disperdere forze e intenti. Portiamo avanti insieme a loro, pur distanti, quella che in Italia è chiamata resistenza artistica; senza sottomissioni ai gusti obsoleti e standardizzati delle aree di ricerca ma facendoci accompagnare dal dubbio e dalla libertà profonda verso una foresta semiótica in incessante aggiornamento.

Usate i social network? Pensate siano dei canali di promozione in più, un modo per ascoltare il vostro pubblico o uno stress in più?

La Rete non è fonte di stress o di promozione ma uno strumento utile per informare gli internauti fedeli dei nostri passi e, soprattutto, di interagire con noi rispetto agli interrogativi scaturiti dalla partecipazione ai nostri eventi. Facebook o il sito dell’ensemble diventano una Piazza concreta in cui avere il contatto diretto con il pubblico e relazionarci con loro non soltanto a livello di complimenti sui lavori visti ma di una più profonda condivisione che li porta, performance dopo performance, a conoscerci e a conoscersi più a fondo. Un sistema solare per restare sintonizzati e vedere come i germi innestati con una performance sviluppino l’albero dei fagioli magici.

Progetti futuri?

Continuare a provare a vivere, recuperando ogni giorno un respiro autentico. E come ripeteva Ray Bradbury, “We are here to wonder_siamo qui per meravigliarci!”

Se sei un italian@ a Madrid o verrai in questa città per presentare i tuoi progetti professionali o artistici, scrivi a morenamorante@gmail.com, saremo lieti di conoscerli e di diffonderli!!

En este enlace podéis leer la entrevista en castellano.

Potrebbe interessarti anche:

Vinicio Capossela inviterà i madrileñi a tenere vivo ‘il golfo’ che è in loro  

Ornella Fado, ambasciatrice del ‘made in Italy’ a New York

Autunno a Madrid

Alessandro Bergonzoni visita Madrid, per andare oltre le “solite italiane sensibilità”

Maria Grazia Schiavo: “l’Arte salva l’anima e aiuta a crescere i popoli”

De tapas mentre fai la spesa

Le mostre imperdibili di quest’inverno a Madrid

Madrid e il falso mito di non visitarla in estate

Anuncios